"Lo scatolo" (unboxing #doveilmondofinisce)
- Lorenzo205
- 25 giu 2019
- Tempo di lettura: 2 min
Ho individuato quelli che per me sono i quattro momenti topici vissuti da chi ama scrivere e un bel giorno si vede pubblicato. Il primo è quello dell'intuizione, dell'idea, tanti la chiamano ispirazione. È quel momento in cui qualche cosa, che molto spesso avevi sotto il naso da tempo, si illumina di una nuova luce e finalmente la vedi. Una roba tipo Jake & Elwood dopo il sermone del reverendo James Brown in quella chiesetta del Bronx: "lui ha visto la luce!".
Il secondo momento topico è quando, dopo un indeterminato lasso di tempo che può andare da qualche settimana a molti mesi (nel mio caso due anni, sfruttando tutti i ritagli di tempo libero), ci si trova finalmente a scrivere la parola FINE all'ultima pagina del manoscritto. Non importa se sei Lorenzo Franchini, Fabio Volo o Fedor Dostoeskij, quando arrivi a scrivere la parola FINE nell'ultima pagina di un manoscritto la sensazione di aver creato un capolavoro è esattamente quella del "perché non parli?" che provò Michelangelo dopo l'ultimo colpo di scalpello al suo Mosè. Un po' più avanti verrà il tempo in cui ti renderai conto che magari non è proprio così, nel frattempo te la godi come un riccio.

Altro momento cruciale è quello di un'altra cosa scritta in fondo a una pagina, questa volta non con la tastiera del computer ma di tuo pugno: la firma in calce al tanto sospirato contratto editoriale. Sei talmente gasato che vorresti farla grande quanto la fa grande Trump quando firma la qualunque in diretta TV, ma purtroppo non c'è spazio. Anzi, per fortuna, perché ti trema la mano e ti esce uno schifo di scarabocchio che stenti a riconoscerla.
Il più emozionante di tutti però è l'ultimo di questi quattro magic moments, quello "dello scatolo".
Dopo aver congedato il corriere che te l'ha consegnato agguanti al volo la prima cosa che trovi a portata di mano, un cutter, un tagliacarte, ma anche fosse uno scopino del gabinetto andrebbe bene lo stesso tale è l'ansia, poco importa che l'oggetto sia adatto o meno allo scopo, tutto va bene, basta riuscire ad aprire "lo scatolo". Con mano incerta squarci il nastro, apri i lembi di cartone e poi, e poi... le righe che seguono mi sono tornate in mente aprendo lo scatolo, sono parte di un incipit, quello con cui la scrittrice Alice Basso inizia il primo volume della sua pentalogia di Vani Sarca: "In molti amano l'odore della carta. Alcuni ne vanno proprio pazzi. Quando comprano un libro, se lo avvicinano al naso e aspirano forte chiudendo gli occhi. Talvolta mugolano. Se entrano in una biblioteca, inspirano a pieni polmoni come fossero in alta montagna...".
Sono entrato nello scatolo inspirando a pieni polmoni, ed è stato meglio che entrare in un'immaginaria biblioteca d'alta quota, e non sarebbe stato così inebriante nemmeno se l'immaginaria biblioteca si fosse trovata in vetta al Fitz Roy o al Cerro Torre (tanto per restare in Patagonia), perché lo scatolo conteneva le prime copie del mio nuovo libro!
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